Visita all’Azienda Agricola Biologica Monte di Grazia, di Brigida Mannara

Monte di Grazia Azienda Agricola Biologica

Quella a Monte di Grazia Azienda Agricola Biologica fu una giornata indimenticabile, Brigida Mannara.

Sui Monti Lattari, a Tramonti, in Costiera Amalfitana, a circa 320 m.s.l.m. la famiglia Arpino al completo si prende cura di uno dei più succosi e apprezzati frutti della terra: l’uva. Principalmente si tratta di Tintore, Piedirosso e Bianca Tenera, ma anche Ginestra e Moscio, tipiche del territorio di Tramonti.

Viti a piede franco, estese su circa 2,7 ettari, sopravvissute alla fillossera, che Alfonso (padre di famiglia), Anna (moglie), Olivia e Fortunato (figli) lavorano fin dagli anni ’90.

Olivia e la vigna di Monte di Grazia a “raggiera atipica, secondo il metodo etrusco-romano”.

Viti maestose, intrecci infiniti di rami, radici che arrivano fino a 20-30 metri di profondità, a simboleggiare l’attaccamento radicale alla vita in questa terra.

La vicinanza con il Vesuvio fa sì che si alternino terreni sciolti a terreni ricchi di pomice, e anche le varietà di uva coltivate dall’azienda si sviluppano su microaree differenti. In vigna si usano lacci di salice, e le forti pendenze del terreno implicano l’utilizzo di pali di castagno per rinforzare la struttura della vite ed impedirne lo scivolamento. Il tarlo del legno viene “preso in giro” dalla presenza, alla base dei pali, dei sarmenti, ovvero il prodotto di scarto della potatura che attira questi animaletti che quindi non intaccheranno la vite.

E mentre passeggiamo, tra le varie meraviglie, Olivia parla di propaggine o calatoia. Cosa? Mai sentito parlarne. Ma la spiegazione fu magica. In pratica si tratta di una nuova vite che nasce dal ramo di una vite già esistente.

La magia della vita, a prescindere dall’origine di essa.

Monte di Grazia Azienda Agricola Biologica: si possono notare le forti pendenze, gli spazi ridotti tra le piante, le viti robuste la cui struttura è sostenuta dai pali di castagno. Si notano, inoltre, i lacci di salice (in giallo) e, appoggiati ai pali, i sarmenti. Poi c’è Olivia che è intenta a raccontarci della propaggine.

La degustazione inizia in cantina e finisce sulla tavola di casa Arpino.

Un’ospitalità unica.

Una famiglia meravigliosa.

“OGNI BOTTIGLIA HA UNA STORIA A Sé”

È sì, perché il vino di Monte di Grazia non è un vino fatto di chimica, anzi, tutt’altro.

Nel mondo dei vini naturali, o biologici, il produttore sposa l’idea di essere un ricevente degli effetti della natura.

A Monte di Grazia si parla dell’importanza del clima, delle differenze delle singole annate sulle vendemmie e sulla conseguenziale produzione di bottiglie diverse nel contenuto, tutte però con alla base le stesse viti, le stesse uve, che non sono mai le stesse, poiché la potenza della natura non si rigenera mai allo stesso modo.

Si respira un amore smisurato per la naturale evoluzione degli eventi, non solo in vigna, ma anche qui, in cantina.

Vendemmia fine ottobre-inizio novembre, fermentazione spontanea in acciaio su lieviti indigeni, all’aperto e senza il controllo della temperatura. Affinamento in acciaio (solo qualche annata fa qualche passaggio in botti di castagno).

MELOGNA Campania IGT da uve Piedirosso (50%) e Tintore (40%) più Moscio, Olivella e Sciascinoso (10%): (a melogn in dialetto è il tasso): macerazione sulle bucce per qualche giorno. Rosso rubino, vivace alla vista, naso di frutta rossa e spezie, in bocca fresco e verticale, con una bella nota acida.

Monte di Grazia Rosso Campania IGT da uve Tintore (90%) e Piedirosso (10%): fermentazione spontanea sulle bucce per qualche giorno, 36 mesi di affinamento in acciaio e 12 mesi in bottiglia. Il suo colore rosso rubino è profondo, quasi impenetrabile, con al naso aromi di frutta a polpa rossa (prugna, frutti di bosco) e spezie (pepe nero), in bocca è caldo, abbastanza tannico e persistente.

SPURTIGLIONE Campania IGT da uve Ginestra e Pepella (o spurtiglion in dialetto è il pipistrello): naso balsamico e di gelsomino, abbastanza morbido, sapido e persistente in bocca. Spurtiglione è il vino della “via di mezzo” tra due mondi, da un lato il mondo teorico e tradizionale del padre Alfonso e dall’altro quello pratico e innovativo del figlio Fortunato che ha introdotto anche qui 5 giorni di macerazione sulle bucce.

Monte di Grazia Bianco Campania IGT da uve Pepella (20%), Bianca Tenera (40%) e Ginestra (40%): questo vino non prevede la macerazione sulle bucce e affina in acciaio per circa 6 mesi. Gli aromi sono di frutta e fiori e in bocca è acido con una percezione di leggera mineralità.

Monte di Grazia Rosato Campania IGT da uve Tintore (90%) e Moscio (10%): vendemmia di fine ottobre, le uve vengono raccolte, portate in cantina, si tolgono i raspi e vengono pigiate. La Vinificazione è in bianco, senza macerazione e la fermentazione spontanea avviene in acciaio con lieviti indigeni. Affina per circa 6 mesi in acciaio. Il colore, un rosa magnifico, incantevole, è merito del Tintore, ricco di pigmenti coloranti nella buccia. Al naso c’è frutta (ciliegia, fragola, erbe aromatiche) e in bocca è fresco, abbastanza sapido e leggermente minerale.

Le etichette di Monte di Grazia.

“Il vino non è uno standard, varia a seconda delle annate, del clima. Il concetto è sempre lo stesso: fare agricoltura e trasformazione, senza aggiunte, anche quando l’annata non è delle migliori. Il legislatore è la natura! Il vino è un cibo! L’acino è una cantina in miniatura!” [Alfonso Arpino]

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Azienda Agricola Biologica Monte di Grazia

84010, Tramonti (Sa)